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Miracoloso scoprimento (3/4)

Ma un fatto portentoso riaccese l’interesse e la devozione verso il nostro Crocifisso.

Si legge in una deposizione giurata: “Nel giorno 9 giugno 1809 alle ore 5 pomeridiane (festa del S. Cuor di Gesù) due pastori, pascolando l’armento vicino alla chiesa, uno chiamato Francesco, figlio di Luigi Illuminati, e l’altro Vincenzo, figlio di Domenico Renzi, il primo dell’età di 14 anni e il secondo di anni 7, mossi dalla voce che non ci stava più il Crocifisso, corsero ad affacciarsi alle due basse finestre, laterali alla porta maggiore, munite di ferrate, giacché erano chiuse le due porte della chiesa, e viddero che il telo soprapposto all’Immagine era appoggiato avanti alla mensa dell’altare, e la coperta, come sopra bollata, raggruppata e ripiegata sopra l’indicata tavola, onde la S. Immagine restava del tutto scoperta.”

Il miracoloso scoprimento segnò una svolta: l’accorrere dei devoti crebbe a dismisura e ancor più crebbero le grazie che venivano dispensate. Una relazione di don Gaspare Latini è molto significativa: “…in quell’ora medesima, in quel medesimo momento si vede accorrere il popolo e divulgandosi il succeduto prodigio la fama ne volò subito nei paesi vicini, e quindi ai lontani… Qui non noveransi le istantanee guarigioni d’ogni sorte d’infermità notandosi e da’ custodi della S. miracolosa Immagine e dal degnissimo sig. vicario foraneo di questo luogo”.

In altra relazione, a noi pervenuta anonima, si aggiunge “…grazie e miracoli portentosi, come viene documentato dalla deposizione giurata 10 de’ testimoni presenti ed oculari…oltre tanti altri che vengono giustificati da voti consistenti in 1236, lasciati da fedeli che hanno riportato le grazie nello spazio fino a quest’epoca di tre mesi”.

Lo stesso podestà di Mogliano, signor Chierichetti, il 10 agosto informava il prefetto del dipartimento del Tronto, cavalier Cornalia, dello straordinario avvenimento, confermando quanto già esposto da altri: “… cominciò subito il concorso del popolo anche dei paesi limitrofi ed in seguito dei paesi lontani, che tutt’ora continua in gran folla, specialmente nei giorni festivi, e frequentissimi sono i miracoli anche istantanei che si veggono ocularmente…”

Si pensò di ricostruire la chiesa diroccata e si provvide ad acquistare i materiali, ma nel momento in cui dovevano iniziare i lavori ci furono dei ricorsi in prefettura per impedire l’afflusso dei fedeli, considerato un intollerabile fanatismo popolare che poteva essere causa di gravi conseguenze.

I commissari inviati dal prefetto, del cui operato rimangono alcune deposizioni giurate, non riscontrando i paventati motivi di qualche pericolosità, dichiararono che il movimento di popolo non aveva nulla di allarmante.

Indispettiti per non aver raggiunto il loro scopo, gli stessi che avevano precedentemente interessato la prefettura, nel dicembre del 1810 inviarono un reclamo direttamente al principe Eugenio di Beauharnais, viceré d’Italia, sostenendo che uomini turbolenti, camuffandosi da devoti, avevano formato a Mogliano un centro di cospirazione contro il regime napoleonico.

Da Milano il reclamo fu trasmesso alla prefettura di Fermo, con l’ingiunzione di provvedere subito ed energicamente e, se del caso, di trasferire altrove l’Immagine del Crocifisso.

Il 21 gennaio 1811 il prefetto venne personalmente a Mogliano per esaminare ogni cosa ed ascoltare testimoni. In quell’occasione si intrattenne anche con don Gaspare Latini, che della soppressa Confraternita della Pietà aveva salvato alcuni registri, il quale gli rilasciò una relazione scritta in cui con prove incontestabili dimostrava che la devozione al Crocifisso non era né nuova né artificiosa, ma era naturale proseguimento di un culto spontaneo e inalterato da secoli.

Nel resoconto che il prefetto inviò a Milano, mentre rassicurava che i pericoli denunciati erano una invenzione di chi forse voleva provocare dissidi per pescare nel torbido, riteneva prudente rispettare la pacifica dimostrazione di una popolazione verso una Immagine da tempo venerata.

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